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Diario della camminata 5 maggio
Diario della camminata 5 maggio

1^ Tappa: San Clemente

Arrivo presto, troppo presto. La sveglia alle sette e trenta, mista al terrore di non sentirla, mi dona lo zelo necessario a mettermi in macchina con destinazione San Clemente.

Arrivo alle otto e venti, ma purtroppo l’appuntamento è stato rimandato alle nove. Approfitto del tempo che manca per procurarmi un panino (non sono previdente come vorrei sembrare). Col sole negli occhi, mi accorgo di non conoscere per niente, dopo ventidue anni di vita a Riccione, la bellezza della rocca di San Clemente, e perciò mi umilio e ammiro.

Lentamente comincia a infoltirsi il gruppetto dei partecipanti. Tute colorate, qualche bacchetta da camminata nordica, zaini, k-way. Sono le nove e mezza. Ora di partire.

Dopo alcune centinaia di metri asfaltati ci addentriamo tra campi coltivati, fiori e ciliegi (gli unici alberi che riconosco e solamente perché ci sono sopra le ciliege). Rilassati, senza fretta, respiriamo e camminiamo. Sandro, la guida, ci conduce in un percorso non segnato attraverso la campagna, accanto a ville immerse nel verde, finchè non approdiamo nuovamente all’asfalto, su una strada per Agello, un pittoresco borghetto medievale, casette sorte dove un tempo era un castello, che la torre e la corte interna ancora ricordano. Di fronte alla torre, la chiesa nasconde con la propria ombra poche sedie da veglia, ognuna diversa dall’altra, buone per prendere il fresco e che paiono senza tempo.

Di nuovo siamo sulla via dei campi, un albero isolato e secco ci osserva mentre muoviamo verso Castelleale, dove mi dicono viva un pittore, ma non ne afferro il nome. Saliamo fino a raggiungere questa colorata frazione. L’indicazione recita: «Fattoria fortificata – Secolo XIV». Rifacendo una parte della strada già percorsa giungiamo a un bivio che ci riporta in direzione di San Clemente. La strada sale tra piante di cavolo, cipolle, ma anche altre che cerchiamo di decifrare dalle foglie e dall’odore: prezzemolo? rucola? Rimpiangiamo l’assenza di un contadino. Sono bastati pochi chilometri per traslocare in un mondo dove la mia ignoranza è pressoché totale.

Intanto la strada sale, aumenta poco a poco la pendenza. Le mura di San Clemente sono in vista. E così la pausa per pranzare.

Tra chiacchiere e risate riposiamo un po’, prima di risalire in macchina per raggiungere Morciano.

2^ Tappa: Morciano di Romagna

Giunti al ritrovo di Morciano ci scambiamo barzellette già sentite, ridendo come fossero nuove.

Partiamo attraversando il centro: la prima tappa è l’ex pastificio Ghigi, in attesa della demolizione che cancellerà un pezzo di storia della Romagna in una nuvola di calcinacci, per regalarci altri negozi chiusi e palazzine sfitte.

Ci lasciamo la città alle spalle presto per raggiungere il Conca, che scopre placido il suo fondo argilloso. Sarà secco, quest’estate. Ne percorriamo un lungo tratto, finché gli alberi non ci nascondono la vista del grande pastificio e ci regalano quella della fabbrica di ceramiche. Non è la stessa cosa. Lasciataci dietro anche questa, passiamo davanti all’ingresso posteriore del grande parco. Dopo una deviazione, attraverso canne fitte e rovi che promettono more, sbuchiamo alle spalle dell’abbazia di San Gregorio. Mi prende un sentimento controverso: brutta e pericolante, l’abbazia conserva il fascino maestoso e ambiguo del suo passato antico (è dell’XI secolo), eppure verrebbe voglia di farla crollare, tanto pare malata, il volto solcato da crepe che si approfondiscono, separata da noi dalle transenne, come una lebbrosa.

La camminata sta per finire, la nostra strada si snoda sul confine tra città e campi, finché arrivati al parco ci salutiamo e torniamo alle nostre automobili.

Sono stanco, impolverato, coperto di polline e sudato.

È stata una bella giornata.

Jacopo Galavotti / Il Tassello Mancante

Ph. E.F.

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